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sabato 18 novembre 2017    
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Il complesso monumentale di piazza Don Colombo

Tavigliano, citato dal 1346 era, insieme a Cacciorna, Sagliano e Valle uno dei quattro cantoni
che componevano l’importante comunità di Andorno.
Nel cantone superiore vi era la chiesa della SS. Trinità, costruita prima del 1544 ed eretta a
parrocchia nel 1598. Nei primi anni del XVII secolo gli abitanti del cantone inferiore edificarono
la chiesa intitolata alla Beata Vergine di Loreto e San Carlo Borromeo, consacrata nel 1639 da
mons. Goria vescovo di Vercelli. La sussistenza delle due chiese, assunte alternativamente al
rango di parrocchia, con disappunto dei residenti del cantone rivale, creò continue discordie
per tutto il XVII secolo.
Per risolvere le divergenze fu necessario abbatterle entrambe e costruirne una nuova
equidistante tra le due demolite.
La prima pietra dell’attuale chiesa parrocchiale, intitolata alla SS. Trinità e San Carlo
Borromeo fu posta ufficialmente il 29 settembre 1699 per volontà del Parroco dell’epoca:
Guglielmo Ludovico Copasso, protonotario apostolico e dottore in leggi (Tavigliano 1634-1717),
parroco di Tavigliano dal 7 marzo 1660 alla sua morte. Durante il suo lungo ministero, il
Parroco Copasso riuscì a pacificare gli animi della popolazione e avviò la costruzione, come
scrive don Lebole, “della maestosa chiesa parrocchiale attuale”.
Determinante fu anche l’intervento e il contributo finanziario dell'Intendente della provincia di
Biella Senatore Giuseppe Amedeo Armano di Gros che sembra anche aver collaborato al
progetto.
La rappacificazione tra i due cantoni era, tra l'altro, la condizione posta per la realizzazione
della autonomia comunale che venne concessa nello stesso anno, sempre con il patrocinio
dell’Intendente di Giuseppe Amedeo Armano di Gros.
Altro benefattore che cofinaziò in parte il completamento della chiesa e la costruzione del
campanile fu Giovanni Pietro Baroni (1657-1737) investito nel 1723 del feudo di Tavigliano con
il titolo di Conte, ricordato nella lapide posta alla base del campanile a fianco di altra con lo
stemma del comune, che ricorda anche l'importante impegno e contributo degli abitanti.
La chiesa nacque lentamente nel corso degli anni, date le ristrettezze economiche, come scritto
sulla facciata: eretta nel 1698 (la cerimonia della prima pietra è però dell'anno successivo),
terminata con l'edificazione della facciata soltanto nel 1832 rispecchiando però il disegno del
progetto originario. La costruzione fu opera del capomastro luganese ing. Franzosis (o
Franzois), su progetto di Michelangelo Garove ed ebbe inizio dal coro terminato il 4 luglio
1700, subito utilizzato per le celebrazioni in attesa del completamento (prima si celebrava nel
piccolo oratorio di Causso poiché erano già state demolite le altre due chiese).
Nel 1723 si compì la costruzione della volta dell'unica grande navata e delle quattro cappelle
laterali; Michelangelo Argentero ne scolpì la porta. Nel 1748 la chiesa era terminata in tutte le
sue parti. Nei decenni successivi si completarono gli arredi, la decorazione interna, e la
facciata.
Soltanto nel 1832, sotto l'amministrazione di Lorenzo Zerbino (di Callabiana, parroco dal 1830
al 1862) si riuscì a terminare la facciata. Questa si sviluppa da un alto zoccolo in pietra da cui
si diparte il primo ordine architettonico scandito da sei colonne ioniche con due nicchie tra le
campiture con le statue di S. Carlo e S. Rocco, nel secondo ordine si presentano semplici
lesene con capitello dorico a prosecuzione delle colonne, ai lati due ampie volute, infine una
movimentata trabeazione e due balaustre in pietra con vasi e timpano triangolare sormontato
da grande croce.
La decorazione degli interni è del 1833 e fu realizzata dal fratello di don Zerbino il pittore
Giacomo.
L'autore del progetto della chiesa è, come accennato, l'architetto Michelangelo Garove (1650-
1713) appartenente alla schiera degli architetti luganesi, seguace del Guarini ed autore di
numerose opere tra cui la ricostruzione del reggia di Venaria. Sono suoi i disegni, sia della
facciata che dell'interno poi eseguiti con piccole modifiche.
Il campanile fu iniziato nel 1729 su disegno dell'architetto Ignazio Agliaudi-Baroni (1705-
1769), ancora oggi incompleto nella cella campanaria rispetto al progetto originario. L’orologio
comunale sul campanile risulta esistente nel 1899.
Con firma Agliaudi è anche il disegno per gli altari laterali della chiesa.
Questo architetto era nipote, perché figlio della sorella, del citato conte Baroni, il quale
morendo nel 1737 lasciò in eredità al nipote il feudo di Tavigliano con obbligo di assumere il
suo nome, per cui l'Agliaudi divenne l’architetto Gian Pietro Ignazio Agliaudi-Baroni conte di
Tavigliano, come viene oggi ricordato. Fu allievo e continuatore delle opere di Filippo Juvarra
dopo la sua partenza per la Spagna. Tra le sue realizzazioni ricordiamo a titolo di esempio: il
rifacimento della Villa della Regina, la facciata della chiesa di San Filippo Neri e la sacrestia
della chiesa della SS. Trinità a Torino.
Gli arredi interni sono in parte provenienti da altre chiese, in primis le due demolite, si fecero
inoltre varie acquisizioni dalle chiese soppresse ai primi dell'ottocento, tra queste l'organo di
particolare pregio, costruito nel 1795 da Giovanni Battista Bruna, riveduto da Amedeo
Ramasco nel 1839 e restaurato nel 2007 che proviene dalla chiesa di San Pietro in Biella.
Al completamento dell'intero complesso diede un importante contributo don Giovanni Antonio
Colombo da Savigliano, parroco dal 1815 al 1830, a cui è dedicata la piazza antistante, il
successore don Zerbino, parroco dal 1830 al 1862, è l’artefice del completamento della facciata
della chiesa e l’attuale edificio comunale descritto in seguito. A don Colombo si deve invece
l'iniziativa della costruzione della attuale canonica, la precedente posta più a monte era quella
già appartenente alla chiesa della SS. Trinità, successivamente ceduta a privati. Alla canonica
si collega la costruzione gemella sul lato opposto della chiesa l’attuale sede comunale, sorta
anch'essa per iniziativa ecclesiastica. Il progetto è a firma Giovanbattista Maggia (1757-1819),
capostipite della dinastia di architetti biellesi attivi per circa due secoli.
La casa parrocchiale risale al 1818 mentre l'edificio comunale, costruito in origine come
abitazione del cappellano maestro e sede scolastica, fu iniziata nel 1824 e terminata nel 1836.
Entrambe le costruzioni costituiscono, insieme alla chiesa, un unico e grandioso complesso
architettonico, armonioso e omogeneo. Le case parrocchiale e comunale, in tutto uguali nelle
proporzioni e nelle linee, si presentano con gli elementi decorativi ed architettonici proprii delle
case patrizie dell'ottocento con scalinata di ingresso, severo portone a due battenti sormontato
da finestra a mezzaluna con inferriata a raggiera e poggiolo centrale. Le finestre, ben allineate,
sono decorate da elegante frontespizio ad arco ribassato e ad arco acuto.
La sede comunale era all’origine destinata, come accennato precedentemente, a sede
scolastica e, come tale passò in proprietà alla comunità nel 1859 quando lo stato decise di
assumere in proprio l’istruzione. Le scuole furono poi trasferite, sul finire degli anni 70, nel
nuovo edificio appositamente costruito sul lato opposto di via Giovanni Gallo e gli spazi liberati
furono quindi utilizzati per gli uffici comunali.
A don Zerbino si deve anche la fontana circolare con colonna sulla piazza, realizzata nel 1839
a spese della parrocchia in memoria del predecessore, e il completamento della canonica e
della sede comunale.
L'edificio a monte, sede di associazioni culturali, presenta sulla facciata numerose lapidi
commemorative ed è coevo alla canonica e stilisticamente coerente. Nel 1853
l'amministrazione comunale acquistò il piano superiore per adibirlo a sede municipale in
sostituzione della precedente, situata più a monte e molto deteriorata, poi venduta a privati.
La sede comunale fu poi trasferita nella sede attuale nel 1981.
Sullo sfondo della piazza è posto l'edificio della ex società operaia di mutuo soccorso con
ufficio postale che fu costruita per iniziativa comunale, a integrazione degli spazi scolastici
necessari per istituire un asilo infantile. I fondi necessari furono reperiti anche grazie al
sostanzioso lascito del benefattore Ludovico Copasso (1800-1881) e al contributo dello Stato. I
particolareggiati disegni del progetto, datati 1891, portano la firma dell'ing. Eugenio Manfredi
di Biella. Nello stesso edificio trovarono posto anche la scuola serale di disegno e prospettiva
nata nel 1894 voluta e finanziata dal benefattore Giovanni Gallo (1809-1875) pittore, a cui è
dedicata una via del paese. Sempre nello stesso edificio ebbe sede in apposito salone, la
Società operaia di mutuo soccorso nei due rami, maschile e femminile fondata nel 1876 e
cessata nel 1965.
Prospiciente alla chiesa vi è l’elegante area recintata del giardino parrocchiale, ora adattato
a campo sportivo.
In passato ci furono altri due restauri della facciata, uno del 1866 fatto realizzare del parroco
don Gio-Battista Rippa, l’altro del 1979 eseguito grazie al benefattore impresario geometra
Grato Meliga (1904-1983).

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